L’archivio digitale dedicato alla grande decorazione è nato in seguito al lavoro di ricerca condotto in occasione del PRIN 2010-2011 – La pittura profana dall’età barocca all’età neoclassica nell’Italia settentrionale, con particolare attenzione alla presenza dei pittori veneti e veneziani. Il compito primario del gruppo di ricerca veronese è stato la costituzione di un atlante iconografico della decorazione a tema profano presente sul territorio corrispondente all’attuale provincia di Brescia, creato attraverso la raccolta di materiali di repertorio e, soprattutto, di immagini digitali scattate in occasione di apposite campagne fotografiche condotte all’interno dei palazzi pubblici e privati che ancora conservano testimonianze risalenti all’arco cronologico prescelto. Il catalogo di immagini è accompagnato da schede di carattere storico e iconografico redatte da studiosi, dottorandi e studenti dell’Università. L’archivio è stato in seguito ampliato con schede dedicate alla realtà padovana, realizzate dall’Università di Padova all’interno del medesimo progetto PRIN. Per la schedatura dei propri palazzi, il gruppo patavino si è avvalso principalmente di materiale fotografico d’epoca.

Il database è strutturato in tre livelli connessi tra loro che permettono di spostarsi facilmente da uno all’altro (Scheda Palazzo, Scheda Sala, Scheda Immagine) e di condurre ricerche sulle personalità artistiche, sulle scelte iconografiche, sugli orientamenti della committenza e sulla diffusione di specifiche tematiche, utilizzando il motore di ricerca libera o avanzata.

L’immissione dei dati, a cura di Stefania Cretella, è stata effettuata con la collaborazione di Giulia Adami, Sofia Bergamini, Andrea Chiocca, Edoardo Lo Cicero, Nadia Giori, Mara Miele, Maddalena Oldrizzi, Sara Parisio, Emanuele Principi e Alberto Romanelli.

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    Dopo essere stato proprietà del patrizio Dionisio Contarini (Gullino 1984, p. 79) e successivamente sede della Congregazione dei poveri infermi e vergognosi, il palazzo venne acquistato nel 1647 dal procuratore di San Marco Francesco Pisani. Giudicato “non più usabile decentemente” l’edificio, Pietro Vettor Pisani (procuratore anch’egli) decise poi, al tramonto del 1782, di affidare i lavori di ristrutturazione del complesso all’architetto veneziano Gian Antonio Selva. Il Selva si adoperò in un recupero dei canoni classicisti, assoluta novità nel panorama architettonico padovano: il progetto prevedeva due corpi principali, il primo dei quali affacciato sul Bacchiglione: una corte interna lo separava dal…

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    Tra il XV e il XVIII secolo il palazzo Fenaroli Avogadro, oggi Bettoni Cazzago, vide l’avvicendarsi di diversi proprietari afferenti a nuclei di nobili famiglie bresciane e, come conseguenza dei numerosi passaggi ereditari, subì cospicue trasformazioni architettoniche, che determinano l’attuale aspetto articolato e composito della struttura. La facciata del palazzo principale mantiene i caratteri maestosi e solenni della ristrutturazione settecentesca, come il massiccio cornicione in stucco e l’andamento ritmico delle ampie finestre che scandiscono i tre livelli della struttura. Dal portico si accede allo scalone settecentesco a tre rampe con balaustra marmorea che conduce al piano nobile, la cui costruzione…

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    Le due facciate dell’edificio rivelano i differenti momenti di costruzione del palazzo, iniziato nel Cinquecento con il fronte di via Cattaneo e ripreso nel Settecento su piazza Tebaldo Brusato, che ne rispetta le caratteristiche rendendo uniforme lo stile architettonico grazie all’utilizzo di moduli cinquecenteschi. L’accesso al palazzo da via Cattaneo presenta un portale oggi decentrato, caratterizzato dalla presenza di due imponenti telamoni con barba e turbante privi di braccia, sulla cui testa è posizionato un triglifo che regge un balcone marmoreo traforato, decorato con sirene, teste di medusa, grifoni e uno scudo. L’impostazione classicheggiante della facciata fa supporre secondo Lechi…

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    L’edificio fu costruito dalla nobile famiglia Monti a partire dagli anni sessanta del Cinquecento su una preesistente abitazione quattrocentesca. La sobria facciata principale è caratterizzata da due fasce marcapiano fortemente aggettanti sulle quali si innestano direttamente le cinque finestre. Al piano terreno i cantonali e il portale d’ingresso si distinguono per la presenza di alcuni inserti in bugnato che creano un forte contrasto con la superficie quasi completamente liscia. Stando a quanto riportato da Guerrini, il committente della fabbrica Mons. Gerolamo Monti nel suo testamento, oggi irreperibile, dispose la continuazione dei lavori “secondum designum sive plantam factam da D. Julio…

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    Il palazzo, ricavato dall’unione di due precedenti abitazioni acquistate fra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento dalla famiglia Duranti, presenta una facciata simmetrica estremamente sobria ed elegante. Al centro è collocato un semplice portale ad arco inserito in una cornice lineare che ne segue la forma, fatta eccezione per due brevi segmenti concavi posti poco al di sopra dell’innesto dell’arco a tutto sesto e per la mensola inserita nell’arco in corrispondenza della chiave di volta. Non sono presenti particolari ornati, le uniche linee che animano una facciata pressoché uniforme sono le lievi sagomature barocche presenti nella parte superiore…

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    Villa Fenaroli
    Luogo: Brescia

    Le storia della costruzione di villa Fenaroli è strettamente legata alle vicende della famiglia Avogadro (Marubbi, 2000, p. 73), che nel corso del XVII secolo acquistò diversi edifici e terreni attigui, ampliando notevolmente la proprietà cinquecentesca. Nel 1715, alla morte di Scipione Avogadro, i figli si occuparono della ristrutturazione dell’edificio grazie all’intervento dell’architetto Giovan Battista Marchetti e in seguito del figlio Antonio, che diedero alla villa l’aspetto maestoso che ancora oggi la contraddistingue (Zani 1985, p. 112-113). Nel 1747 infine la villa fu acquisita da Paola e Bartolomeo Fenaroli. Attualmente il complesso Villa Fenaroli Palace Hotel, di proprietà privata, è…

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    La costruzione del palazzo fu promossa da Giulio Provaglio e portata a termine dai suoi eredi alla fine del Seicento, poco prima della vendita dell’intero edificio alla famiglia Poncarli, avvenuta agli albori del secolo seguente. Il palazzo passò in seguito ai conti Cigola che vendettero l’immobile a Giacinto Balucanti, in occasione del matrimonio del figlio Tomaso con la contessina Marianna Cigola, ragione che spinse il nuovo proprietario a investire in una grande opera di ristrutturazione e di decorazione degli interni del complesso (Lechi 1974, pp. 88-89). La facciata del palazzo presenta una superficie grezza che permette, ancora oggi, di intravedere…

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    Palazzo Barboglio
    Luogo: Brescia

    L’edificio, eretto nel tardo Settecento su progetto di Giovanni Donegani (Lechi 1977, p. 149), presenta una severa facciata sviluppata su tre piani: l’unico elemento decorativo è costituito dalla balconata marmorea centrale sotto la quale si inserisce il portale, incorniciato da due lesene. Varcando l’ingresso si giunge nell’androne, dove si nota la cancellata neoclassica su cui spiccano le iniziali E.B., che indicherebbero l’ipotetico committente dell’edificio, il giurista Emanuele Barboglio (Fe d’Ostiani 1971, p. 232). La pianta si caratterizza per la forma trapezoidale asimmetrica, a causa dell’impianto urbano circostante che evidentemente ha costretto l’architetto a unire i corpi di fabbrica in modo…

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    Palazzo Soncini
    Luogo: Brescia

    Costruito a partire dal 1760 per volontà del nobile Virgilio Soncini, il palazzo fu completato nel 1776 dal figlio Antonio, socio fondatore dell’Accademia di Fisica sperimentale e Storia naturale presso la Biblioteca Queriniana. Sulla base di analisi strutturali e decorative, il palazzo è stato attribuito all’architetto Antonio Marchetti (Lechi 1977, p. 362), togliendolo a Bernardo Carboni, a cui era stato in origine ricondotto (Fè d’Ostiani 1927, p. 54). La facciata, considerata come la più barocca dell’intera città di Brescia (Lechi 1977, p. 363), appare originale per le cornici delle tre fasce di finestre: il disegno capriccioso e ricercato, in bilico…

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    La costruzione del palazzo fu promossa da Onofrio Maggi nel 1540, quando rilevò la quota della proprietà appartenente ai cugini, Adorno e Carlo, al fine di ristrutturare l’edificio secondo un gusto decorativo aggiornato e contemporaneo. Del nuovo progetto fu incaricato l’architetto Lodovico Beretta (Lechi 1974, p. 32) che, secondo quanto riportato dalla data incisa nell’intonaco in corrispondenza del sotto gronda della facciata, lavorò al nuovo riassetto intorno al 1554; di poco distante è invece l’incisione che riporta la data 1827, afferente a un successivo intervento di restauro del complesso. La facciata, che rispecchia verosimilmente il disegno originale di Beretta (Lechi…