Chiesa di Santa Felicita

Chiesa di Santa Felicita




Città:
Verona

Provenienza:
Chiesa di Santa Felicita

Autore:
Secondo Maestro di San Zeno

Titolo:

Sant’Elena

Tecnica e misure:
pittura murale staccata, 40,5x29,5 cm

Ubicazione:
Museo degli Affreschi "G.B. Cavalcaselle"

Inventario:
inv. 696-1B534

Restauri:

1975 restauro di Pierpaolo Cristani
2001 restauro di Maurizio Tagliapietra

Nel 1879 il Museo di Castelvecchio acquistò diciannove frammenti di pittura murale provenienti dalla chiesa di Santa Felicita a Verona, edificio di proprietà di Teresa Ferruzzi. Di questi diciannove pezzi, entrati a far parte della collezione dei musei civici, uno fu distrutto (inv. S.n.- 1B521) durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che danneggiarono l’ala destra dell’edificio museale nel cortile d’armi. I lacerti (fig.1) erano parte di un’imponente decorazione murale che ornava l’arco trionfale e le pareti dell’aula della piccola chiesa, passata di proprietà più volte dopo la sconsacrazione e adibita agli usi più vari (Guarnieri 2018, p.51). Attribuiti alla bottega del Primo o del Secondo Maestro di San Zeno, furono verosimilmente realizzati tra il Quarto e il Quinto decennio del Trecento (Sandberg Vavalà 1926, pp. 92-93, 351-352). Gran parte di questi frammenti presentavano una condizione conservativa piuttosto compromessa poiché nell’Ottocento, per ovviare alle profonde crepature dell’intonaco, erano stati tenacemente ridipinti, con l’aggiunta di parti mancanti delle figure e pesanti interventi di rimodellazione dei visi.
L’intervento di Pierpaolo Cristani aveva interessato, nel 1975, tutti i lacerti, riportando le figure allo stato post-stacco, mettendo in luce le parti originali di pellicola pittorica rimaste intatte e intervenendo con integrazioni delle lacune a neutro. In ottemperanza al gusto archeologico del restauro degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, le opere furono quindi riportate alla loro filologica consistenza materica, con una perdita di apprezzabilità di lettura dell’immagine e di omogeneità dell’opera.
Solo sei opere furono sottoposte a un nuovo intervento di restauro negli anni 2000, uno a cura di Maurizio Tagliapietra nel 2001 (inv.5584-1B527; inv.657-1B531; inv.696-1B534; inv.13234-1B537; inv.694-1B538) e uno a cura di Egidio Arlango nel 2004 (inv.695-1B524). L’intervento di Tagliapietra è ben documentato da una relazione del restauratore conservata nell’archivio del museo Cavalcaselle, dove si registra lo stato di conservazione dei lacerti prima dell’intervento e i passaggi di restauro realizzati nel corso del 2001. Il restauratore dichiara, fin dal principio, che l’intervento di stacco pilotato eseguito – probabilmente nel corso dell’Ottocento – per rimuovere le opere di Santa Felicita dal supporto originario era stato realizzato senza una demolizione preventiva della muratura: una modalità di intervento che aveva causato danni irreparabili alla pellicola pittorica, evidentemente frammentaria poiché solcata da profonde crepe. La suddivisione dei lacerti in zolle dai contorni artificiali e l’assenza di tela sul retro delle opere confermerebbe, infatti, la scelta di questo processo di distacco molto invasivo da parte dell’estrattista. La Testa di donna è l’unico frammento dei venti acquisiti dal museo nel 1879 a presentare un livellamento dell’intonaco posteriore, che potrebbe sottintendere, ipoteticamente, una diversa provenienza dell’opera e l’utilizzo di un diverso metodo di distacco, oppure semplicemente una spontanea separazione degli strati. Non è dato sapere, vista l’assenza di documentazione storica specifica, quale sia la motivazione di tale differenza nell’intonaco posteriore.
Ciò che emerge invece con chiarezza dalle fotografie realizzate durante gli interventi di restauro è che l’opera fosse stata pesantemente ridipinta dopo la rimozione (fig.2) e che tale intervento fu rimosso da Pierpaolo Cristani nel 1975, che riportò l’opera a uno stato più lacunoso nel complesso ma maggiormente filologico rispetto alle sopravvivenze della pellicola pittorica originale (fig.3). Dalla fotografia scattata da Cristani prima dell’intervento si evince un’aggiunta cospicua di pittura, con la contestualizzazione della testa in un busto interamente aggiunto dal restauratore ottocentesco.
Il più recente restauro di Maurizio Tagliapietra, invece, ha restituito all’opera una maggiore omogeneità di lettura, grazie alla rimozione delle stuccature e delle reintegrazioni a neutro realizzate da Cristani secondo quelle che erano le linee di restauro più in voga tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento (doc.1). Durante l’intervento del 2001, fu realizzata una pulitura generale della pellicola pittorica, protetta la parte policroma con velatini leggeri e colla animale e demolito il supporto di gesso con assottigliamento dello strato di intonaco. Applicate poi le tele di supporto con resina, l’affresco fu incollato sul nuovo supporto, eliminando le protezioni, e dotato di uno strato reversibile. L’intervento si è concluso con la realizzazione delle stuccature e dei ritocchi pittorici. I frammenti sono stati dunque amalgamati con stuccature a livello e recupero estetico per permettere una migliore e fruibile leggibilità e coerenza dell’opera (fig.4).

Giulia Adami



Documenti:

Doc.1
Archivio del Museo degli affreschi G.B. Cavalcaselle, Relazione di restauro di Maurizio Tagliapietra, 2001.



Bibliografia:

E. Sandberg Vavalà, La pittura veronese del Trecento e del primo Quattrocento, Verona 1926, pp. pp. 92-93, 351-352; C. Guarnieri, scheda in Museo di Castelvecchio. Catalogo generale dei dipinti e delle miniature delle collezioni civiche veronesi, II, Cinisello Balsamo 2018, pp.51-55, n. 21.



Elenco immagini:

1. L’opera nelle attuali condizioni conservative.


 

2. L’opera ridipinta prima del restauro di Pierpaolo Cristani del 1975.


 

3. L’opera dopo il restauro di Pierpaolo Cristani del 1975.


 

4. L’opera dopo il restauro di Pierpaolo Cristani del 1975.